Scuola dell’Infanzia “Gianburrasca”

Cascina (Pisa)

Era una soleggiata mattina di Novembre quando la Scuola dell’infanzia Gianburrasca si riempì di una dolce atmosfera, di nostalgia e calore familiare. I nonni dei bambini, con il sorriso e il cuore pieno di ricordi, si erano resi disponibili a partecipare ad un’esperienza speciale. Volevano essere i protagonisti di un racconto che non apparteneva più solo a loro, ma anche ai loro nipoti, per vivere insieme l’infanzia di un tempo, trasmettere storie, emozioni e tradizioni che rischiavano di scomparire.
Ogni nonno ed ogni nonna aveva una storia da raccontare, un frammento di passato da condividere.
L’ esperienze furono dedicate ai momenti della vita di un tempo: il museo degli oggetti di una volta, le canzoni, le storie narrate a voce. Il museo degli oggetti di una volta, che occupava un’intera stanza della scuola, accoglieva un enorme varietà di oggetti che raccontavano l’infanzia dei nonni.
C’erano pentole, macinini da caffè, culle di vimini, un arcolaio, uno scalda letto di legno e ceramica, ma anche giocattoli fatti a mano, birilli di legno, trottole e bambole cucite con amore.
Vi erano anche i primi albori della tecnologia moderna, infatti i bambini rimasero estasiati nel vedere telefoni a rotella, televisori a tubo catodico, macchine da scrivere, mangia nastri e gira dischi.
Ogni oggetto aveva una storia da raccontare. I bambini, meravigliati e curiosi, toccavano questi oggetti sconosciuti e chiedevano: “Come si usavano?” I nonni rispondevano con pazienza, spiegando come, in passato, ogni cosa fosse riutilizzata con ingegno.
Una nonna, ad esempio, prese delle pannocchie di mais e, davanti agli occhi stupiti dei bambini, cominciò a costruire delle piccole bambole dimostrando loro come, con un po’ di fantasia, ogni oggetto potesse trasformarsi in un gioco.
I nonni, con occhi brillanti, parlavano di come, nelle lunghe estati, si potesse restare fuori fino a quando il sole non calava, per poi tornare a casa con le mani sporche di terra e il cuore felice.
Con una chitarra in mano, un nonno iniziò a cantare le vecchie canzoni dello “Zecchino d’Oro”, una tradizione televisiva che aveva segnato l’infanzia di tanti.
Ogni parola era un pezzo di un monde lontano, ma allo stesso tempo incredibilmente vicino. La musica, come un ponte tra generazioni, univa tutti in un’emozione condivisa.
Infine, fu il momento delle storie raccontate a voce.
Ogni nonno si sedette con i bambini, e iniziò a narrare con parole semplici ma ricche di immagini e sensazioni, la vita quotidiana di un tempo. Raccontarono delle vacanze al mare, quando non c’erano automobili e si prendeva il vecchio “Trammino”, un
trenino a vapore che partiva da Pisa per arrivare a Marina di Pisa.
Fu una mattinata che rimase nel cuore di tutti, una mattinata in cui il passato e il presente si fusero, creando un legame profondo tra generazioni.
I bambini non solo avevano imparato qualcosa di nuovo, ma avevano anche capito che le storie, le tradizioni e le esperienze di un tempo sono tesori da custodire e tramandare. E mentre l’esperienza volgeva al termine, tutti si sentivano un po’ più vicini, un po’ più legati da quei fili invisibili che attraversano il tempo.