Classi II A e IIB, Scuola Primaria “V. Morroni”

San Giuliano Terme (Pisa)

Tracce di vita familiare nel museo di classe delle II della
Morroni


Genova, anni venti del secolo scorso. La pentola d’alluminio era arrivata in casa di Lisa il giorno del suo compleanno. Doveva essere qualcosa di speciale se sua sorella aveva scelto di consegnargliela insieme a mille raccomandazioni. E, in effetti, quella pentola diventerà la regina della cucina nella casa della trisavola. Specie a Natale, quando Lisa si metterà alla prova, per la prima volta, con la cottura del Panettone genovese, un dolce che da solo porta in famiglia il profumo della festa.
Da quel giorno – ogni anno e in ogni circostanza – quella casseruola è passata di mano in mano dalla trisavola alla bisnonna e, più di recente, alla nonna. E, con essa, la ricetta del dolce, scritta con caratteri eleganti su un foglio di carta quasi trasparente con un logo rosso e nero piegato dieci volte, trattato con la stessa cura di un codice segreto di uno scrigno prezioso.
Se quella pentola d’alluminio potesse parlare, racconterebbe di essere stata testimone di mille storie: la paura e la fame nella guerra. La fatica del quotidiano. L’arrivo dei figli e dei nipoti che animeranno quella casa. Il bacio e la preghiera della buonanotte. I giochi semplici. Quella vincita alla Lotteria sfiorata per un numero e che avrebbe potuto modificare le sorti della famiglia. O la prima bicicletta Bianchi di color nero, ancora utilizzata in vacanza al mare.
E poi i di’ di festa. Quando il Panettone genovese arrivava sulla tavola, i commensali lo consumavano con gli occhi prima ancora di portarlo alla bocca. Vicino a un vassoio realizzato da Toni (il trisavolo) con le sue mani e i suoi attrezzi, coperto interamente dalla frutta secca ripiena – insaporita con spezie in ossequio (anche in questo caso) alla leggendaria ricetta di casa.
Oggi quella pentola ha cento anni. Ed è uno dei cento pezzi dati in prestito alla scuola Morroni per il museo di classe. Un museo dove gli oggetti non si presentano mai da soli, ma portano con sé la storia delle famiglie.
Ecco allora che lo spazio espositivo, avvolto dall’atmosfera onirica del cielo azzurro che allarga gli orizzonti del presente aprendosi al passato e favorendo la comunicazione intergenerazionale, si è rivelato, prima di tutto, un luogo vivo. Qui infatti alunni e nonni si sono incontrati, trasferendosi esperienze, aneddoti, sogni.
Dove i bambini hanno scoperto, a poco a poco, l’importanza delle fonti. Imparato il linguaggio museale. Colto il concetto dello scorrere del tempo e dell’evoluzione. L’icona del museo di classe non è, forse, la pentola d’alluminio di Luana, ma una scatola a forma di cuore, dono ricevuto in occasione dell’anniversario di nozze di papà e mamma, divenuto il contenitore dei ricordi più preziosi di F. Ogni famiglia ha un contenitore simile, dove protegge con amore le proprie storie: aprirlo significa accettare l’idea di leggere una fiaba, dove i protagonisti, in questo caso, sono uomini e donne veri, con un nome e cognome, vestono abiti ordinari, ridono, piangono, amano.
Il percorso prosegue con gli oggetti che fanno memoria del giorno della nascita dei nostri alunni: il cartellino del nome apposto sulla culla del reparto di Maternità. O l’ecografia che rivelava la presenza nella placenta della mamma di due gemelli.
Le prime … opere d’arte: i disegni, un librino scritto insieme alla mamma, la prima lettera destinata a Babbo Natale, la maglietta dove con mamma e nonna B. ha ricamato la propria famiglia.
La preparazione e la visita del museo di classe non sollecita solo la memoria visiva.
Qui ci si immerge nel profumo della paglia. Nel sapore dei biscotti. Si possono ascoltare le ninna nanne cantate da mamma e nonno. L’ultima parte del museo riguarda i «tesori di famiglia». Lo spazio a disposizione per l’esposizione non è molto, eppure sufficiente per dare qualche pennellata di un affresco capace di far sintesi dell’incontro dei bambini con i nonni di tutti. Ecco allora
che i libri e i quaderni usati a scuola dalla nonna, come la “pagella” del nonno e le foto di classe in bianco e nero invitano i visitatori, bambini o adulti, a cogliere i piccoli ma significativi cambiamenti del modo di vivere la scuola.
Hanno un significato tutto speciale gli oggetti della scrivania del bisnonno che le nipoti «depredavano» per scrivere con i pennini! Proprio loro che, usandoli a scuola, nel corso degli anni, alla fine ne hanno aggiunti altri alla confezione.
La scrivania, con le generazioni successive, si è arricchita di nuovi strumenti come la macchina da scrivere del nonno.
E poi l’orologio che tutte le sere, il bisnonno prima e il nonno dopo, per decenni hanno caricato prima di cena facendo sentire alle bambine il carillon che suonava il motivo «Noi siamo zingarelle» di Verdi. Gesti ripetuti, che hanno reso il momento della sera caldo di atmosfere familiari.
Il museo di classe della scuola Morroni mette anche a confronto storia e presente.
Ecco allora il servizio del tè da bambina con cui la nonna giocava negli anni Cinquanta del Novecento, accanto a quello usato oggi dalla nipote. Il meccano che troviamo esposto si presenta come l’antenato della Lego.
Lo scorrere nel tempo si rivela persino nei barattoli di borotalco. Quelli usati dalla bisnonna nel primo trentennio del Novecento, quelli usati, più di recente, dalla mamma e dalla nonna, fino alla confezione in plastica a forma di orsacchiotto usata dalla nipote. Sono la testimonianza di come il borotalco sia stato un elemento considerato indispensabile nell’igiene personale in più generazioni. È a Firenze che il prodotto viene inventato e da lì si diffonde: infatti la bisnonna Maria Antonietta è una delle prime ad usarlo essendo cresciuta nel capoluogo toscano.
Eccoli, gli ultimi due oggetti, per il vero anche i primi di cui vi abbiamo parlato: la pentola e il vassoio dei cento natali, arrivato in classe a gennaio… sì, perché anche quest’anno ha fatto bella mostra di sé sulla tavola natalizia.


Buona visita!