Classe IV D Istituto di Istruzione Statale Superiore “A. Pesenti”

Cascina (Pisa)

La cucina nel tempo

La mostra permette ai visitatori di ritrovarsi immersi nei ricordi d’infanzia, di quelle domeniche passate dalla nonna partendo dalla colazione con il caffé e la torta preparata poco prima. Si ricordano poi le abbuffate a pranzo, sempre con le nonne ai fornelli e con mestolo in mano, fino ad arrivare alla sera preparando il cibo da portare al lavoro il giorno dopo.

Molti degli oggetti da noi scelti sono preziosissimi per le nostre famiglie e molto fragili pertanto ne abbiamo realizzato un collage fotografico proiettato in aula.

Di seguito offriamo una selezione di racconti legati ai pezzi scelti.

Soele
Il macina caffè che abbiamo in casa è un oggetto molto importante per me perché viene dalla mia famiglia e porta con sé una lunga storia. La mia bisnonna lo comprò tanti anni fa in un piccolo negozio del paese e lo usava ogni giorno per macinare i chicchi di caffè fresco. Per lei non era solo uno strumento della cucina, ma qualcosa di indispensabile nella vita di tutti i giorni e un modo per prendersi cura della famiglia. Quando la bisnonna non lo usava più, il macinacaffè è passato a mia nonna, che ancora oggi lo conserva con grande attenzione. Anche se ormai non serve più per preparare il caffè come una volta, rimane un oggetto speciale che fa sentire vicine le generazioni passate. Vederlo sullo scaffale mi fa pensare a tutte le persone che lo hanno posseduto prima di me e a quanto fosse importante nella vita quotidiana di una volta, quando ogni oggetto era utile e durava molti anni. Ha una manovella e il corpo di metallo un po’ consumato, ma proprio quei segni lo rendono unico. Ogni volta che lo guardo, penso alla cura con cui la mia bisnonna e poi mia nonna lo hanno tenuto e a tutti i momenti vissuti nella cucina di casa loro. Per me questo macinacaffè non è solo un oggetto, ma un legame con la storia della mia famiglia e con le persone che lo hanno usato prima. Racchiude ricordi, affetto e tradizione, ed è per questo che per me è insostituibile e speciale.


Martina

La teglia per fare i ciambelloni della mia bisnonna è uno degli oggetti più speciali della mia famiglia. È una teglia semplice, di metallo, con la forma rotonda e il buco al centro, perfetta per preparare i classici ciambelloni fatti in casa. Con il tempo si è un po’ scurita e ha qualche segno, ma proprio per questo racconta tanti anni di cucina e di momenti passati insieme.
La mia bisnonna la usava spesso per preparare dolci per tutta la famiglia. La domenica o durante le feste, in cucina si sentiva il profumo del ciambellone appena sfornato che riempiva tutta la casa. Era un momento speciale perché tutti si riunivano attorno al tavolo per mangiare una fetta di dolce e stare insieme. Con il passare degli anni, la teglia è stata conservata con cura ed è diventata un ricordo prezioso. Non è solo un utensile da cucina, ma un oggetto che porta con sé la storia della mia famiglia e i ricordi della mia bisnonna.


Arianna
Il mio bisnonno comprò queste tazzine nel 1936. In quegli anni fece un viaggio in Asia e trovò un negozio di artigianato che produceva oggetti fatti a mano e ceramiche decorate. Quando le vide, rimase colpito dai colori vivaci, dai disegni orientali e soprattutto dal dettaglio del serpente sul coperchio, così decise di comprarle. Le regalò alla mia bisnonna come dono di nozze. Lei le conservò sempre con molta cura e le usava solo nelle occasioni importanti, quando arrivavano ospiti a casa.
Dopo molti anni le tazzine passarono a mia nonna, che continuò a tenerle come ricordo di famiglia. Quando è cresciuta, le ha date a mia mamma, così la tradizione è continuata e continuerà.
Oggi sono ancora in casa nostra e rappresentano un piccolo pezzo della storia della mia famiglia.


Azzurra

Il mortaio con il pestello che ho a casa è un oggetto molto speciale per me. È stato comprato da mia madre durante il suo viaggio di nozze in Thailandia, quindi non è solo un utensile da cucina, ma anche un ricordo importante della sua vita e della sua storia.
Il mortaio è fatto di pietra pesante e resistente, con una forma rotonda e semplice. Il pestello è lungo e robusto, perfetto per schiacciare spezie, erbe e altri ingredienti. Quando lo guardo, penso subito alla cultura e alla tradizione della Thailandia, dove questi strumenti sono molto usati per preparare piatti tipici e saporiti.
Per me questo oggetto è importante soprattutto perché rappresenta un ricordo di famiglia. Sapere che mia madre lo ha comprato durante un momento così felice della sua vita lo rende ancora più speciale. Ogni volta che lo vedo o lo usiamo in cucina, mi ricorda il suo viaggio e le esperienze che ha vissuto.
Inoltre, questo mortaio mi fa pensare a quanto siano importanti i ricordi legati agli oggetti. Anche se è uno strumento semplice, porta con sé una storia, un luogo lontano e un momento significativo della vita della mia famiglia. Per questo motivo, per me non è solo un oggetto da cucina, ma un piccolo pezzo della nostra storia.


Alessio
Il mestolo di mio nonno era un vecchio utensile di cucina, consumato dall’uso e dal tempo. Era stato tramandato di generazione in generazione nella nostra famiglia e mio nonno lo aveva ricevuto da suo padre, un cuoco appassionato.
Mio nonno lo usava ogni giorno per preparare i suoi piatti preferiti, come la zuppa di lenticchie o il ragù alla bolognese. Era un oggetto semplice, ma con un valore sentimentale enorme.
Un giorno, mentre mio nonno stava preparando la cena, si fermò a guardare il mestolo e cominciò a ricordare i momenti passati con la sua famiglia. Il mestolo gli ricordava le lunghe serate trascorse a cucinare con suo padre, le feste di Natale e le riunioni di famiglia.
Mio nonno sorrise, pensando a quanto fosse importante quel vecchio mestolo per lui. Era un pezzo di storia, un legame con il passato e con le persone che aveva amato. E in quel momento, il mestolo sembrava raccontare una storia tutta sua, una storia di amore, di famiglia e di tradizioni.


Jasmine

Il contenitore di patate che mia nonna ha trasformato in un vaso di fiori è un esempio di riutilizzo creativo e di conservazione della storia familiare.
Il contenitore originale era un oggetto funzionale che le era stato regalato da una cara amica e che veniva utilizzato per conservare le patate in una dispensa.
Con il passare del tempo, il contenitore è stato sostituito da altri metodi di conservazione più moderni, e mia nonna ha deciso di riutilizzarlo come vaso di fiori.
Ora, il contenitore è diventato un oggetto decorativo che aggiunge un tocco di storia e di personalità alla mia casa.


Azzurra B.

il mio oggetto più antico, appartenente a mio nonno era un tegamino usato prevalentemente negli anni 60 dai lavoratori per portarsi il pranzo al lavoro. È un contenitore di metallo, spesso di alluminio o acciaio, semplice ma molto pratico. Ha una forma rotonda e compatta, con un coperchio che si chiude bene per evitare che il cibo si rovesci durante il trasporto.
Aprendolo si notano due scompartimenti separati. Nel primo, di solito quello più grande, i lavoratori mettevano la pasta, che era il piatto
principale del pranzo. Nel secondo scompartimento, più piccolo, veniva messo il secondo, come carne, formaggio oppure verdure.
Questa divisione permetteva di tenere i cibi separati e di conservarli meglio fino al momento di mangiare. Il tegame è robusto e pensato per essere trasportato facilmente: spesso ha una maniglia o un gancio che tiene uniti i due livelli. Guardandolo si capisce subito che è un oggetto semplice ma molto importante nella vita quotidiana dei lavoratori dell’epoca, perché permetteva loro di portare il pranzo da casa alla fabbrica o al cantiere.


Leonardo
Questo grembiule non è un semplice pezzo di stoffa: è un filo che collega tre generazioni della mia famiglia. Era della mia bisnonna, che lo aveva ricevuto in regalo da sua madre, e ora è arrivato a me. Ogni volta che mi infilo questo grembiule per preparare un dolce, sento come se un pezzetto della loro presenza fosse lì con me. Mi ricorda la cura, l’amore e la pazienza che hanno messo in cucina, e mi fa pensare a loro con un sorriso. Indossarlo è come portare avanti una tradizione fatta di gesti semplici, ma pieni di affetto.


Elisa

Questo tappo di sughero ha un importante valore per la mia famiglia. Non questo nello specifico, ma i tappi di sughero. A casa mia li collezioniamo tutti: sono il premio delle sfide che facciamo quando andiamo in vacanza. È iniziato tutto durante il covid. Non era il caso di partire per una vacanza, ma avendo parte della famiglia all’estero siamo andati comunque. Eravamo tutti un po’ demoralizzati e avevamo tutti delle paure. Allora mio padre, per tirare su il morale me e ai miei fratelli, ci propose una sfida: dovevamo indovinare di che colore sarebbe stata la macchina che avremmo noleggiato, poiché, avendola scelta la compagnia, non potevamo saperlo. Il vincitore avrebbe vinto un premio. Non ricordo chi abbia vinto, ma ricordo che mio padre, che non sapeva cosa dargli, gli diede un tappo di sughero. Da allora in ogni viaggio che facciamo insieme c’è almeno una sfida e un vincitore che riceve un tappo di sughero e ciascuno di noi prova ad essere quello che ne possiede di più.


Anna
Questa caraffa con la bottiglia abbinata apparteneva alla zia di mia nonna,che le usava solitamente per i pranzi in famiglia oppure come soprammobile o oggetto da collezione per una vetrina.
Entrambe hanno delle incisioni decorative e sono fabbricate con un vetro molto resistente. Sono state comprate in un negozio a Pitigliano,dove è nata e cresciuta la zia di mia nonna. Lei amava molto collezionare oggetti di questo tipo, infatti ne ha accumulati tantissimi negli anni. Non a caso la bottiglia e la caraffa dovrebbero essere parte di un set di contenitori di vetro,ma ad oggi in casa mia sono rimaste solo le prime due. Questi due oggetti sono stati poi passati a mia nonna e,per evitare che venissero buttati via da altri parenti,li ha conservati in una vetrina di casa nostra. Personalmente posso dire che mi piacciono molto anche perché danno un tono vintage alla vetrina di casa nostra in cui stanno. In futuro non vorrei disfarmene perché le trovo molto belle e soprattutto perché comprendo quanto possano essere costate. La zia di mia nonna le ha sempre tenute con molta cura e continueremo a farlo anche noi,anche perché sono come un piccolo pezzo di famiglia.


Dante
Mia nonna la comprò a Londra negli anni ’80, in un viaggio che non avrebbe mai dimenticato. Era la prima volta che usciva dall’Italia, la prima volta che vedeva una città così grande e caotica. Camminando tra le vetrine illuminate i suoi occhi si fermarono su di lei: verde scura, elegante, con le scritte dorate e quella manovella di legno rosso che sembrava aspettarla.
La comprò senza pensarci due volte. Non era solo una macinacaffè ,era un pezzo di quel mondo lontano che poteva portare a casa, nella sua piccola cucina di Ponsacco. Da allora ogni mattina Daniela la usava per macinare i chicchi freschi. La manovella girava lenta, il profumo si spandeva per tutta la casa, e per qualche minuto lei ritornava mentalmente a quelle strade di Londra. Era il suo piccolo rituale quotidiano, il momento solo suo prima che la giornata iniziasse davvero. Col tempo i chicchi di caffè lasciarono il posto ai ricordi. Ma il macinacaffè rimase sempre lì, sul bancone, con i suoi graffi e la sua patina consumata. Sono legato a questo oggetto,perché ogni volta che la nonna me ne racconta la storia, le si riaccendono gli occhi. Torna per un momento a quella ragazza che camminava per Londra con la testa piena di sogni. In quegli occhi luminosi capisco quanto quell’oggetto verde e consumato sia molto più di un macinacaffè.


Brigitta
Questo servizio ha per mia mamma un valore affettivo immenso. Non si tratta soltanto di un oggetto antico, ma di un ricordo molto prezioso che custodisce una parte importante della storia della sua famiglia. Il servito le è stato regalato dai suoi bisnonni poco prima della loro morte, come segno di affetto e come ricordo da conservare nel tempo. Proprio per questo motivo mia mamma è sempre stata molto legata a questo oggetto, che per lei rappresenta il legame con le generazioni passate e con le sue radici familiari. Ogni volta che lo guarda o lo prende tra le mani, riaffiorano i racconti di famiglia e il pensiero dei suoi bisnonni che hanno voluto lasciarle qualcosa di speciale. Il servito risale ai primi anni del Novecento, intorno al 1900, ed è stato conservato con grande cura nel corso degli anni. Nonostante il passare del tempo, è rimasto un oggetto di grande valore storico e sentimentale. È stato custodito con attenzione proprio perché rappresenta un ricordo unico e insostituibile per la nostra famiglia.


Lorenzo
Il macinacaffè che abbiamo in casa è per me un oggetto molto speciale, perché appartiene alla storia della mia famiglia e conserva tanti ricordi. Molti anni fa fu acquistato dalla mia bisnonna in un piccolo negozio del paese. Lei lo usava ogni giorno per macinare i chicchi di caffè e preparare la bevanda per tutta la famiglia. Non era soltanto un semplice utensile da cucina, ma uno strumento importante della vita quotidiana e un gesto di attenzione verso i suoi cari.
Quando la bisnonna smise di utilizzarlo, il macinacaffè passò a mia nonna, che ancora oggi lo custodisce con grande cura. Anche se ormai non viene più usato come una volta, rimane un oggetto pieno di significato, perché ricorda le persone della nostra famiglia che lo hanno avuto prima. Vederlo sullo scaffale mi fa pensare a quanto fosse diversa la vita di un tempo, quando gli oggetti venivano usati per molti anni e avevano un valore più grande.
Il macinacaffè ha una manovella e il corpo in metallo un po’ consumato dal tempo, ma proprio questi segni lo rendono ancora più particolare. Ogni volta che lo osservo penso alla bisnonna e alla nonna, alla cura con cui lo hanno conservato e ai momenti trascorsi nella loro cucina. Per me questo oggetto non è solo un macinacaffè, ma un vero legame con la storia della mia famiglia, perché racchiude affetto, ricordi e tradizione.