Classe IV A e IV B, Scuola Primaria “V. Morroni”

San Giuliano Terme (Pisa)
Il viaggio nella memoria
Gli oggetti esposti sono reperti unici e insostituibili, carichi di significato per le nostre famiglie. Ci siamo improvvisati archeologi della memoria scavando nei ricordi per riscoprire non solo oggetti ma, anche storie, profumi e sapori. La nostra esposizione si articola attorno a due alberi simbolici: un ulivo che cresce con me, Luca e produce molte olive che fanno un ottimo condimento per le nostre insalate un vecchio Larice argentato che ha offerto rifugio a piccoli animali e momenti di gioco e relax per me, Virginia e mia sorella Linda. Le decorazioni sui nostri abeti di Natale non sono semplici addobbi ma, piccole storie racchiuse in Babbo Natale. Pigne, palline di vetro che parlano dei nostri antichi nonni e di un vissuto familiare che rischiamo di perdere con l’era digitale. C’è una divisa da TAE SU DOO che è una disciplina orientale, ora la indosso io, Tiziano, ma i miei fratelli maggiori l’hanno avuta prima di me. Adesso io desidero portare avanti questa passione ed impegnarmi a capire i fondamenti che sono alla base di molte discipline come: pazienza e difesa. Forse non si vede bene in foto ma c’è un ferro utilizzato nella mia famiglia di origine sarda per fare i Maccarones de Busa: la mia nonna ha insegnato alla mamma ad utilizzarlo e la mia mamma ci sta provando con me, Eva e la mia sorellina. In questo viaggio nel tempo copertine, abiti, tovaglie e strumenti di lavoro ci aiutano a riscoprire le nostre radici. Un simbolo particolare di trasformazione è la “gavetta militare” da stoviglia da campo durante la prima guerra mondiale a contenitore di fiori sulla tavola della mia famiglia (Tommaso). Un gesto che ricorda il ritornello di una canzone di qualche tempo fa: METTETE DEI FIORI NEI VOSTRI CANNONI…Sicuramente ora più che mai attuale!



Descrizione degli oggetti
Per il museo di classe ho portato una magliettina fatta all’uncinetto dalla mia bis-nonna. E’ un oggetto prezioso per la mia famiglia l’ha indossata la mia mamma quando era piccola e poi io e anche la mia sorellina. E’ di colore azzurro perché significa serenità fiducia e libertà che sono gli elementi fondamentali per stare insieme. La casetta di legno è stata fatta da un amico falegname del mio bis-nonno: è una casetta artigianale con cui ha giocato mia mamma e anch’io quando ero piccolo.
Ho portato un “Dolok” e l’ultima cintura dei miei fratelli: è la divisa per praticare una disciplina sportiva orientale il Tae SooDo. Questo sport fa parte di una tradizione familiare: i miei fratelli e i miei cugini lo hanno praticato, è molto educativo e mi aiuta a concentrarmi, a mantenere la calma ed ad essere sincero.
Il mio babbo e il mio nonno prima di lui hanno una passione per i maggiolini della Wolksvagen e nel tempo ne hanno ricostruiti parecchi, quello nella foto è l’ultimo e anch’io ho assistito qualche volta al suo rinascere.
La calamita rappresenta il “cable car” che è un tram su rotaia: la calamita in sé non è antica ma fa parte di una nostra tradizione per cui in ogni post5o che visitiamo come famiglia ne scegliamo una da portare a casa.
Il cuscino da stadio con i colori dell’Inter (la mia squadra del cuore), è un oggetto molto caro per la mia famiglia lo ha comprato per primo il mio nonno l’ha usato il mio babbo e, adesso quando andiamo tutti insieme allo stadio, lo uso io.
Quell’oggetto che potrebbe sembrare solo un ferretto piegato più volte è un piccolo rompicapo: un amico del nonno era rimasto solo e andò in una RSA. Il mio nonno quasi tutti i giorni lo andava a trovare per farlo sentire meno solo e insieme riuscivano a costruire semplici rompicapi, questo appunto è l’ultimo.
In tutte le famiglie ci sono addobbi natalizi che sono della famiglia da molto tempo come questa piccola pigna verde unica superstite di tanti Natali fa, quando la famiglia della mia mamma al completo addobbava l’albero.
Il libro delle storie fa parte della famiglia da tanti anni e grazie a questo molti bimbi hanno potuto addormentarsi tranquilli. Ora io e mia sorella ci divertiamo a leggerlo ai cugini più piccoli.
La gavetta è servita al bis-nonno di mio nonno durante la prima guerra mondiale: in trincea il mangiare veniva messo dentro questo recipiente ora invece fa la sua bella figura come centro tavola con i fiori nella nostra casa. Da strumento di guerra a oggetto di bellezza.
L’orologio a cipolla come lo chiama il mio nonno ha fatto tanti viaggi per arrivare fino al mio babbo e ha detto a me e mio fratello che potremo averlo quando saremo maggiorenni.
La tovaglia che ho mostrato in foto è ricamata a mano da alcune persone della mia famiglia ed è molto preziosa e delicata, la usiamo in occasione di battesimi e comunioni.
Il mattarello ha visto due guerre mondiali e se potesse parlare chissà quante cose racconterebbe. La mia tris-nonna l’ha lasciato alla mamma di mio nonno e raccontava che per il suo matrimonio le avevano regalato un Kg di farina e tutti gli invitati litigavano per poterla impastare. C’era la guerra e non c’era corrente elettrica quindi si impastava alla luce delle candele tagliolini e cappelletti. Il nonno mi ha promesso che un domani il mattarello sarà mio non è solo un oggetto ma, un bellissimo legame con il passato, una carezza che ci passiamo da generazioni.
Quel piccolo e fine ferretto è un oggetto con il quale in Sardegna da generazioni si fa la pasta: le busiate. Le donne della mia famiglia sono molto veloci nel suo utilizzo a me ancora non riesce molto ma, c’è tempo.
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