Uniformi in Sapienza

Nella sala professori sul retro dell’Aula Magna è in allestimento una vetrina museale per contenere le uniformi restaurate.

 

Il Regolamento del vestiario uniforme dei componenti le Università Toscane, approvato dal Granduca di Toscana il 26 maggio 1843, precisa che per quanto riguarda i Bidelli in occasione delle cerimonie «l’abito loro sarà di color turchino chiaro con due petti guarniti di rovescio nero, il quale abito si chiuderà con maglie invisibili e porterà una duplice fila di bottoni»: una descrizione che corrisponde in tutto alle due uniformi conservate nel Palazzo della Sapienza dell’Università di Pisa, considerando che a quella data il termine francese blu non aveva ancora sostituito l’italiano turchino e che la definizione “turchino chiaro” è tuttora usata in enigmistica per indicare il colore “mavi” proprio dei due abiti.

I Bidelli di cui si parla sono i due storicamente stabiliti dal capitolo XXXIV dello Statuto entrato in vigore nell’anno accademico 1545/46, che li poneva al diretto servizio del Rettore e che affidava loro la diffusione delle direttive rettorali, il controllo della correttezza dei comportamenti all’interno dell’università nonché il supporto a docenti e studenti nel reperimento di case e camere o in altre contingenti necessità.

Tra le incombenze previste spiccava quella di precedere il Rettore con le mazze d’argento dell’Università – le stesse tuttora conservate in Rettorato – in occasione di tutte le cerimonie ufficiali, unica pratica rimasta in uso e ancora testimoniata in foto degli anni Cinquanta del ‘900.

Anche se ormai la funzione e il numero dei bidelli non erano certo più quelli originari, a tale ruolo di rappresentanza erano destinati canonicamente due dei bidelli in servizio presso la Sapienza, come testimoniano i cognomi stilati all’interno di due degli indumenti, corrispondenti ai nominativi dei destinatari degli ordini di servizio emanati per l’inaugurazione dell’anno accademico 1959-60: Ciro Maffei e Alfredo Bindi, che in quell’ occasione “indosseranno la grande uniforme e si disporranno nell’Aula Magna ai lati della cattedra”.

Le etichette di abiti e cappello a feluca testimoniano inoltre il coinvolgimento di eccellenze dell’artigianato locale: Santi Fiaschi, tuttora nome dello storico negozio di cappelli in corso Italia, e Archimede Frosini, titolare di una sartoria che nel 1924 dichiarava un reddito di 2.000 lire.

Antonella Capitanio